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Il nuovo atteggiamento delle persone verso il lavoro

19 Aprile 2023
Il nuovo atteggiamento delle persone verso il lavoro

Uno dei lasciti più significativi di questi ultimi difficili anni, passati tra precarietà e difficoltà organizzative, è senza ombra di dubbio un diffuso nuovo atteggiamento da parte delle persone verso il proprio lavoro. Si è avuta la conferma di come all’aspetto economico della retribuzione faccia da contrappeso, sull’altro piatto della bilancia, quello relativo alla possibilità di garantirsi un soddisfacente equilibrio tra vita privata e lavorativa, anche approfittando di opportunità come quella offerta dalla flessibilità del lavoro.

Tutto ciò ha come diretta conseguenza il fatto che, per essere aziende attrattive sul mercato e garantirsi le maggiori possibilità di avere a disposizione le giuste persone per i ruoli da ricoprire, nonché per godere dei benefici di un maggior impegno e di una costante spinta creativa da parte dei propri dipendenti, fermarsi alla retribuzione e a eventuali benefit non appare essere più sufficiente.

Pena il doversi accontentare di “ciò che passa il convento”, soddisfare le moderne istanze prevede oggi un menu ad offerta completa, che vada dalla stabilità del posto di lavoro alla flessibilità, dall’inclusione alla possibilità di sentirsi parte di una squadra e una comunità, fino, ovviamente, a una retribuzione adeguata all’impegno profuso. Un concetto che sembra comunque essere già chiaro a molte aziende a livello globale, visto che una netta maggioranza dei lavoratori conferma come tutti questi benefici siano già parte integrante della loro attuale vita lavorativa.

atteggiamento delle persone verso il lavoro

Ad affermare tutto questo sono i dati della ricerca Randstad Workmonitor, che giunge quest’anno al suo ventesimo anniversario e dalla quale emerge senza ombra di dubbio come – almeno nelle intenzioni – la forza lavoro abbia le idee chiare relativamente al rapporto tra la propria occupazione e la vita privata, senza che sia il solo aspetto economico del lavoro a predominare.

I numeri del Workmonitor 2023

Analizzando i numeri a livello globale, emerge innanzitutto come la stabilità del lavoro sia fondamentale per oltre 9 intervistati su 10 (92%). Nello stesso tempo, l’equilibrio vita-lavoro è un aspetto importante per il 93,7% e un’adeguata retribuzione, come ovvio, per il 93,8%. E nonostante questi dati possano sembrare in qualche maniera prevedibili, colpisce come il 63% degli intervistati abbia dichiarato di non essere disposto ad accettare un lavoro che non preveda una certa stabilità, come più di uno su due non sia disposto ad accettare un ruolo che incida negativamente sulla sua work-life balance, e come si affermino le richieste di flessibilità a livello di orari del lavoro (83%) e di luoghi nei quali svolgere il lavoro (71%).  

Andando ancora più in profondità, colpisce come quasi una persona su due (48%) si dichiari pronta a lasciare il proprio lavoro qualora questo non permettesse di vivere una vita gratificante anche sul piano personale, come il 45% sia pronto a non accettare un lavoro dove gli orari non possano essere concordati e flessibili, come il senso di appartenenza abbia assunto un ruolo che probabilmente mai aveva avuto prima, con il 54% degli intervistati che conferma di essere pronto a lasciare il lavoro qualora ciò venisse a mancare.

Guardando invece alle aziende, suscitano interesse i dati relativi al grado di soddisfazione raggiunto sui diversi fronti citati. Quasi due lavoratori su tre (63%) hanno infatti affermato di ricevere una paga adeguata rispetto ai loro bisogni, il 78% gode di un buon equilibrio tra lavoro e vita privata, ben l’86% si sente stabile nella propria posizione lavorativa, il 70% sta ricevendo adeguata formazione e sviluppo e il 73% si sente allineato ai valori della propria azienda. È indubbio dunque come, almeno a livello globale, le aziende stiano recependo in gran parte le istanze provenienti dalla forza lavoro, comprendendone la portata e i vantaggi per la propria organizzazione.

atteggiamento delle persone verso il lavoro

La situazione in Italia

Volgendo lo sguardo dal globale al locale, nel nostro paese le percentuali relative al livello di soddisfazione delle aspettative dei lavoratori si dimostrano essere generalmente più basse rispetto alla media. Il primo dato che salta all’occhio è quello relativo all’opportunità di trovare un nuovo lavoro una volta lasciato il precedente: se la media globale dei lavoratori crede che ciò possa accadere velocemente nel 50% dei casi, in Italia questa percentuale scende al 37%. Ciò porta inevitabilmente a dover patteggiare di più su argomenti come l’equilibrio tra vita privata e lavoro o a temporeggiare su decisioni drastiche come quella di lasciare il lavoro.

Anche sul fronte della flessibilità si segnalano differenze abbastanza corpose rispetto alla media globale. Quella oraria si realizza nel 48% dei casi (rispetto a una media del 57%), mentre quella relativa ai luoghi nel 44% (a fronte del 51% globale). Dati che si traducono in una minore propensione da parte dei lavoratori a non accettare posizioni che difettino sul fronte della flessibilità.

Venendo infine al senso di appartenenza e all’identificazione nei valori aziendali, anche qui lo scarto rispetto alla media è in negativo di alcuni punti percentuali. Il 66% è allineato con i valori del datore di lavoro (rispetto alla media del 73%) e il 50% dichiara di percepire un senso di scopo nella sua occupazione (rispetto al 57% globale).

La sensazione relativa al nostro paese, insomma, è quella di un luogo che, vuoi per carenze strutturali vuoi di mentalità, sia rimasto un po’ indietro per ciò che riguarda la soddisfazione delle nuove istanze che pur emergono da parte della forza lavoro. Un luogo meno dinamico e meno attrattivo, che spesso costringe le persone ad accontentarsi piuttosto che a dare il meglio per garantirsi le migliori opportunità.

E se sul fronte strutturale non è certo la singola azienda che possa incidere più di tanto, su quello organizzativo ci sono spesso molte azioni da intraprendere per far sì che le persone in azienda percepiscano la propria importanza e rispondano con il massimo impegno sul lavoro. Azioni che sarebbe bene mettere in piano il prima possibile. 

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