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Parità retributiva di genere e trasparenza salariale

19 Novembre 2025
Parità retributiva di genere e trasparenza salariale

La parità retributiva tra donne e uomini rappresenta un diritto fondamentale sancito a livello europeo e nazionale. La recente Direttiva (UE) 2023/970 rafforza in modo sostanziale gli obblighi delle aziende in materia di trasparenza salariale, definendo un quadro giuridico vincolante che mira a superare le diseguaglianze strutturali nel mercato del lavoro. Le imprese, soprattutto quelle con più di 100 dipendenti, sono chiamate a rivedere le proprie politiche retributive, i sistemi di valutazione e i meccanismi di comunicazione interna e sindacale, adottando strumenti operativi idonei a garantire la parità.

Evoluzione normativa: dai Trattati UE alla Direttiva (UE) 2023/970

Il contesto europeo

  • Trattato di Roma (1957): sancisce il principio di parità retributiva per lavoro di pari valore.
  • Trattati successivi (Maastricht, Amsterdam, Lisbona): rafforzano l’integrazione del principio nelle politiche UE, con obblighi di mainstreaming di genere.
  • Direttiva 2006/54/CE: introduce una definizione estesa di retribuzione e rafforza la tutela contro la discriminazione.
  • Direttiva 2010/41/UE e 2019/1158/UE: estendono la tutela alle lavoratrici autonome e introducono misure di work-life balance.

Il nuovo assetto normativo

  • Direttiva (UE) 2022/2381 (“Women on Boards”): entro il 2026 le imprese quotate dovranno garantire quote minime di rappresentanza femminile nei board.
  • Direttiva (UE) 2023/970: impone obblighi vincolanti in materia di trasparenza salariale, valutazione delle posizioni, accesso ai dati retributivi, monitoraggio e rendicontazione.

Direttiva (UE) 2023/970: contenuti principali

La direttiva prevede sette pilastri chiave:

  1. Trasparenza nella fase di assunzione: obbligo di indicare la fascia retributiva già nell’offerta di lavoro.
  2. Accesso alle informazioni retributive per i dipendenti: diritto di conoscere la retribuzione media disaggregata per genere e mansioni.
  3. Obblighi di rendicontazione per le imprese >100 dipendenti: pubblicazione annuale o biennale di report sul gender pay gap.
  4. Analisi congiunta in caso di divario >5%: con coinvolgimento della rappresentanza dei lavoratori.
  5. Tutela giurisdizionale rafforzata: onere della prova a carico del datore di lavoro e sanzioni dissuasive.
  6. Definizione oggettiva di “lavoro di pari valore”: basata su competenze, responsabilità, sforzo e condizioni di lavoro.
  7. Ruolo attivo delle autorità nazionali: controllo e supporto alle vittime.

Impatti organizzativi per le imprese

Le aziende con più di 100 dipendenti dovranno:

  • Rivedere le policy retributive e adottare sistemi di classificazione e valutazione coerenti con il principio di pari valore;
  • Garantire la tracciabilità delle retribuzioni e predisporre dashboard gender-friendly;
  • Formare HR e responsabili di funzione sui criteri di valutazione non discriminatori;
  • Rafforzare il dialogo con le RSU/OO.SS., anche attraverso protocolli di trasparenza salariale;
  • Organizzare audit retributivi e analisi delle posizioni;
  • Redigere report periodici sul divario retributivo di genere;
  • Implementare sistemi di feedback interno per rilevare discriminazioni indirette.

Strumenti e strategie per la compliance

Azioni prioritarie

  • Mappatura e benchmark delle retribuzioni effettive e dei sistemi premianti.
  • Introduzione di job grading system e matrix di posizionamento retributivo.
  • Allineamento delle lettere di offerta e contratti con le nuove disposizioni (fasce salariali, criteri valutativi, ecc.).
  • Avvio di una relazione sindacale strutturata sul tema della parità salariale.
  • Piano formativo per manager e responsabili HR sul contrasto alla discriminazione e sulle soft skill inclusive.

Azioni di medio termine

  • Adozione di reporting automatizzato su gender gap e indicatori ESG connessi.
  • Attivazione di welfare aziendale e parental policy orientate alla conciliazione.
  • Utilizzo di checklist di autovalutazione aziendale e/o certificazioni volontarie (es. UNI/PdR 125:2022).
  • Collaborazione con enti terzi (sindacati, enti certificatori, consulenti, CPO) per audit e formazione.

Opportunità e rischi

OpportunitàRischi
Rafforzamento della reputazione aziendaleMaggiore carico amministrativo e gestionale
Attrazione dei talenti e fidelizzazione delle risorseRischio di contenziosi se non si implementa correttamente la normativa
Maggiore equità interna e coesione organizzativaCriticità operative per PMI e realtà meno strutturate
Accesso a bandi e premialità ESGNecessità di ridefinire ruoli e responsabilità interne
Stimolo all’innovazione organizzativaDisallineamento iniziale tra strutture HR e obiettivi normativi

Conclusioni

La Direttiva (UE) 2023/970 segna un cambio di paradigma. La trasparenza retributiva non è più un principio etico-facoltativo, ma un obbligo giuridico con impatti concreti e misurabili. Le imprese devono attrezzarsi per affrontare questo cambiamento, cogliendo le opportunità che ne derivano in termini di inclusione, competitività e sostenibilità. Un approccio reattivo non è sufficiente: occorre integrare la parità di genere nelle strategie aziendali, definendo obiettivi, strumenti e monitoraggi puntuali.

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