Coniugare produttività e benessere, tra presenza e remoto
Fino a pochi mesi fa poteva sembrare del tutto normale denunciare un rapporto conflittuale o una mancanza di interesse verso il digitale, le videoconferenze erano un fenomeno limitato e quasi tutto quello che riguardava l’ambito lavorativo si svolgeva in presenza, faccia a faccia, fianco a fianco. Nel giro di un anno anche la nonna ultranovantenne ha imparato a inquadrare l’intero volto durante le videochiamate (e non più soltanto la parte alta della fronte) e lavorare da remoto sembra essere una realtà consolidata, almeno per una parte considerevole della forza lavoro che ne apprezza i benefici.
Ma come si possono coniugare produttività e benessere personale nella prospettiva di una nuova organizzazione della Gestione delle Risorse Umane? Quanto può essere importante riuscire a non perdere i benefici della “vita precedente” e riuscire a coniugarli con le nuove esigenze che sono emerse nel corso di questi mesi?
Due mondi da coniugare
Intervenendo al Festival dell’economia di Trento, Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale, ha chiaramente espresso un pensiero che va nella direzione della produttiva convivenza dei due mondi. “Sono un grande sostenitore di un futuro che metta assieme il meglio dei due mondi” ha dichiarato, aggiungendo poi come si vada “incontro a un modello di lavoro misto, senza l’angoscia di andare al lavoro prestissimo o di non riuscire a gestire la famiglia. Però non dobbiamo dimenticare il bisogno e l’importanza della socialità e del mentoring nei confronti dei giovani“.
Al di là dei fondamentalisti dell’una o dell’altra fazione – in stile SI DAD e NO DAD per intendersi – tutto il discorso ruota infatti intorno agli indubbi benefici in termini di produttività che sono scaturiti dall’abbandono di pratiche consolidate come le estenuanti e troppo spesso improduttive riunioni di lavoro, o le chiacchiere forzate delle pause caffè, controbilanciati dai rischi connessi alla perdita di valore di esperienze che invece fanno proprio della presenza fisica la loro principale caratteristica.

Si pensi ai confronti creativi all’interno del team, a determinati momenti di formazione professionale oppure, come sottolineato proprio da Colao, ai giovani che apprendono al fianco di professionisti più esperti o a quanti si affaccino adesso nel mondo del lavoro e abbiano relazioni con i colleghi in azienda prevalentemente via mail. La ricerca di una nuova normalità dovrà fare i conti con l’obbligo di coniugare produttività e benessere in una chiave che alterni remoto e presenza in base all’opportunità e effettiva necessità, al fine di ottimizzarne i risultati.
Il ruolo della funzione HR
Alla funzione HR spetta dunque un ruolo molto delicato, che non può non tenere conto delle specificità dei singoli dipendenti. Mai come in questo momento infatti l’attenzione ai rapporti con il personale deve considerare le differenze di approccio dei singoli elementi che in azienda lavorano, e i cambiamenti vanno misurati e possibilmente tagliati senza usare l’accetta. Una ricerca Gartner di fine 2020 denuncia proprio come “tra le preoccupazioni per l’economia, la sicurezza sul lavoro, la loro salute e la salute dei loro cari, nei dipendenti la capacità di affrontare i cambiamenti sul posto di lavoro sia crollata in modo significativo”, con una riduzione del 50% se comparata con i dati del 2019.
Fondamentale appare dunque tenere il benessere del personale in grande considerazione, dedicare alla comunicazione il giusto spazio per far sì che da un lato le persone percepiscano il senso di inclusione nell’azienda e dall’altro siano individuate per tempo le criticità che dovessero emergere, e infine procedere con cautela alle fasi di cambiamento, perché esse siano digerite nel miglior modo possibile.
Una ricetta definita al momento ancora non esiste, anche se gli ingredienti sembrano pronti sul tavolo per essere miscelati. E la funzione HR ha in testa il tocco da chef.
