Il nuovo imperativo della cultura del benessere in azienda
Pensateci: lavorare è l’attività nella quale spendiamo la maggior parte del tempo della nostra vita, dopo il dormire. Si calcola che nel corso di una carriera si investano in lavoro qualcosa come 80mila ore di vita, non proprio una bazzecola. Per quanto si sentano ripetere in giro frasi motivazionali (attribuite peraltro di volte in volta ad autori diversi) del tipo: “fai il lavoro che ami e non lavorerai un solo giorno in vita tua”, ciò non corrisponde purtroppo alla verità, né alla realtà di tutti i giorni.
Ecco perché vale indubbiamente la pena interrogarsi su come se la passi il mondo del lavoro a livello globale, per avere così, anche nella propria piccola realtà, un quadro chiaro di quali criticità stiano emergendo, su cosa porre maggiore attenzione, quali tendenze siano in atto in questa fase storica e come porre rimedio per tempo a eventuali mancanze. Lo fa Gallup con il suo interessante report “State of the Global Workplace”, quest’anno condotto su un campione di 68mila lavoratori distribuiti in più di 140 paesi del mondo.
Quale dunque l’impressione ricavata dall’analisi dei dati? Intanto, secondo i lavoratori a livello mondiale, le cose non sembrano andare così bene. Il 60% delle persone si sente emotivamente distaccato al lavoro e il 19% si dichiara completamente infelice. La causa? Il dito viene puntato nella maggior parte dei casi verso leader che fanno percepire ingiustizia, mancanza di rispetto e di supporto, che difettano di una comunicazione chiara e continua e soprattutto di ascolto. Insomma, molto spesso un buon leader può rendere migliore il lavoro per tutto il team, come conferma quel 21% di impiegati che invece dichiarano di avere un buon livello di engagement.
Ecco i punti fondamentali che emergono dalla ricerca:
I trend di engagement e benessere risultano stabili, ma bassi
Si conferma la stagnazione dei livelli di engagement e benessere, in crescita prima della pandemia e da due anni fermi al palo. Come anticipato, solo il 21% dichiara la sua motivazione al lavoro, mentre solo un lavoratore su tre (33%) conferma di avere un buon livello di benessere. Aspettare il fine settimana e controllare frequentemente l’ora per vedere se la giornata volge al termine sembrano dunque comportamenti parecchio diffusi, in particolare guardando alla sola situazione europea. Per ciò che riguarda il benessere percepito, il dato mondiale risulta infatti in crescita rispetto allo scorso anno di un punto percentuale, ma considerando la sola Europa esso è in picchiata, segnando una discesa del 5%.
I livelli di stress sono ai massimi di sempre
Se fino a una decina di anni fa era circa un lavoratore su tre a dichiararsi stressato, oggi alla domanda “hai percepito stress ieri nel corso della giornata di lavoro” risponde affermativamente ben il 44% del campione. Interrogati sulle loro emozioni negative, infatti, gli impiegati a livello globale mettono in luce come gli ultimi due anni siano stati duri da superare. Tra il 2019 e il 2021 la preoccupazione è percepita dal 5% in più di persone, e anche rabbia e tristezza registrano percentuali sensibilmente più alte rispetto al passato. A livello di stress colpisce il dato italiano che si attesta sul 49% del campione, ben sopra la media mondiale. Un lavoratore su due insomma accusa il colpo.
Il mercato del lavoro è vivo solo in alcune parti del mondo
Se nel 2019 il 55% dei lavoratori dichiarava fosse un buon momento per cercare un nuovo lavoro, adesso la percentuale è scesa al 45%. Forti le differenze: si va da Stati Uniti e Canada in testa con il 71% fino al 27% dell’Asia Orientale. L’Europa rispecchia il dato mondiale, con il 44% degli impiegati che pensa sia un buon momento per le nuove opportunità. Ma non facciamoci ingannare dal dato: l’Italia è fanalino di coda a livello europeo e solo il 18% pensa che possa essere un momento adatto per andare a cercare una nuova occupazione. Un segnale davvero preoccupante. Per ciò che concerne il livello retributivo, infine, a livello europeo si ritiene soddisfatto il 42% del campione.
Il benessere sul luogo di lavoro è il nuovo imperativo
Stando ai dati del report, i dipendenti che non sono coinvolti o che sono totalmente demotivati costano a livello mondiale 7,8 trilioni di dollari in perdita di produttività. Ciò equivale all’11% del PIL mondiale. Quella che fino a poco tempo fa era derubricata solo a questione psicologica adesso è diventata quindi a tutti gli effetti economica, e si allarga fino a intaccare la possibilità stessa di godere dei benefici dell’efficienza organizzativa. Se remano tutti dalla stessa parte, la velocità aumenta, così come aumenta la competitività sui mercati. Creare una cultura del benessere in azienda non è certo cosa facile né immediata. Costruire un’organizzazione con un forte livello di engagement richiede intenzione, investimenti e impegno nel corso di diversi anni.
Ma in quel caso i risultati arriveranno.
