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Riflessioni sul lavoro da remoto e in presenza

22 Agosto 2023
Riflessioni sul lavoro da remoto e in presenza

Lo smart working è senza dubbio alcuno la soluzione ideale per il lavoratore moderno.
Lo smart working è una iattura, non c’è assolutamente altra via rispetto al lavoro in presenza.

Ecco due delle frasi che ci hanno accompagnato in questi anni di pandemia e riorganizzazione forzata dei tempi e dei modi del lavoro, durante i quali quel milione di lavoratori italiani che nel 2019 già lavorava da casa aveva visto altri due milioni di postazioni più o meno improvvisate affiancarsi, fino a creare un discreto assembramento di dipendenti da remoto.

Oggi, mentre assistiamo alla proroga della possibilità di attivare lo smart working fino al 31 dicembre per i dipendenti fragili e per i genitori di figli fino a 14 anni nel settore privato, ci si domanda con maggiore cognizione di causa, e auspicabilmente con un pizzico in meno di partigianeria, se davvero sia questa la strada segnata per il lavoratore del futuro, o se il lavoro da remoto sia solo uno degli strumenti a disposizione per sfruttare al meglio le opportunità offerte dal progresso tecnologico, ma vada gestito ed equilibrato a seconda delle singole situazioni.

Indubbiamente, come testimoniano i recenti numeri di una ricerca del National Bureau of Economic Research, uno dei benefici per il lavoratore consiste nel risparmio di tempo, stimato in una media di 61 minuti al giorno. Spostamenti azzerati, stress da mezzi pubblici dimenticato, il lavoratore può dedicare questa ora “free” al riposo come alla cura dei propri familiari, al proprio benessere o agli interessi personali. Se l’azienda vuole porre attenzione all’equilibrio tra vita privata e lavorativa, ecco che lo strumento va senza dubbio nella giusta direzione.

Sul fronte della produttività si è detto e scritto di tutto (e di più). Per gran parte delle ricerche non si segnalano differenze così evidenti a favore di un modello o dell’altro (spesso si enfatizza la maggiore produttività da remoto), mentre sta facendo discutere un recente sondaggio che indica come i lavoratori da remoto siano sostanzialmente meno produttivi della loro controparte in ufficio.

Lo studio ha evidenziato una differenza in negativo del 18% tra presenza e remoto, come detto a sfavore di quest’ultimo, che ha fatto subito gridare al ritorno in ufficio a tutti i costi. A ben guardare, però, lo studio riguarda essenzialmente la velocità di inserimento dati a terminale e ha interessato una platea di lavoratori indiani assegnati casualmente all’ufficio o alla postazione da remoto. Quindi, a parer nostro, anche i risultati prima di essere presi come esempio generale andrebbero contestualizzati.

lavoro da remoto e in presenza

Interessante la posizione di un colosso come Meta, con Mark Zuckerberg che si è fatto sostenitore di un modello che promuova la collaborazione in persona, specialmente per la prima fase di inserimento sul posto di lavoro, senza andare a discriminare il lavoro da remoto. “La nostra analisi dei dati sulle prestazioni suggerisce che gli ingegneri che si sono uniti a Meta in persona e poi si sono trasferiti in remoto, o sono rimasti in ufficio, hanno ottenuto in media prestazioni migliori rispetto alle persone che si sono unite direttamente in remoto”, ha detto Zuckerberg, evidenziando come la costruzione di relazioni di fiducia e cooperazione sia sicuramente favorita dal fatto di trovarsi l’uno di fronte all’altro.   

Senza avere la pretesa di mettere fine a una diatriba che di sicuro ci accompagnerà ancora per qualche tempo, il modello ibrido, quello cioè che alterna presenza e remoto in base all’opportunità, all’esigenza e agli obiettivi che ci si sia prefissati di raggiungere, sembra essere quello preferibile.

Non c’è dubbio – come detto da Zuckerberg – che nella fase di inserimento sia opportuno incoraggiare e preferire la presenza, per acquisire i meccanismi e per stringere con i colleghi rapporti saldi, come non c’è dubbio che alcuni ruoli possano prevedere maggiori opportunità di lavoro da remoto e altri invece debbano necessariamente essere svolti in prevalenza in ufficio.

Saper andare incontro alle esigenze dei singoli lavoratori marca il solco tra dipendenti scontenti e svogliati e collaboratori motivati e proattivi. Un discorso che vale per la scelta del modello organizzativo così come in generale per tutto ciò che concerne la gestione delle risorse umane. Saper ascoltare, e saper comunicare le proprie scelte in maniera adeguata, fa tutta la differenza del mondo. I mezzi organizzativi ci sono, si tratta di imparare ad usarli nella maniera più corretta e conveniente.
È la strategia, bellezza…

Crediti immagini:
Immagine di Drazen Zigic su Freepik
Immagine di wayhomestudio su Freepik

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