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Soft skills: allenare la capacità di collaborare

13 Luglio 2022
Soft skills: allenare la capacità di collaborare

Quando ci si riferisce all’importanza delle soft skills nel mondo del lavoro odierno, spesso si incorre nell’errore di non comprendere tra esse una capacità fondamentale nello svolgimento del lavoro quotidiano, e che come le altre può essere allenata per ottenere migliori risultati in termini di performance. Ci riferiamo alla capacità di collaborare, di lavorare in maniera positiva e proficua in un team per raggiungere un obiettivo.

Collaboriamo con i nostri colleghi ogni giorno, collaboriamo durante le riunioni per trovare le soluzioni migliori, collaboriamo nei progetti assegnati ai vari team interni, orizzontalmente con i colleghi e verticalmente con i responsabili. Collaboriamo sostanzialmente per qualcosa come la metà del tempo lavorativo, come emerge da un’interessante ricerca americana condotta dai professori Deb Mashek e Dev Crasta a inizio 2022.

Il difetto nella formazione alla collaborazione

Il sondaggio mette in luce come in una settimana lavorativa di 40 ore, le persone trascorrano in media 3,2 ore al giorno collaborando con gli altri, circa il 41% del tempo-lavoro. E se non sorprende più di tanto che 3 intervistati su 4 confermino come almeno in un caso tale collaborazione si sia rivelata “assolutamente orrenda”, colpisce invece il dato relativo alla quantità di tempo dedicata alla formazione e allo sviluppo di buone pratiche in questo ambito. Il 31% del campione conferma di non aver dedicato neanche un minuto a questi aspetti, e solamente il 26% ha affermato di aver ricevuto uno sviluppo sostanziale – stiamo parlando “di oltre un paio d’ore” – in questa che è un’abilità critica sul posto di lavoro.

Per tre organizzazioni su quattro, insomma, allenare alla collaborazione o comunicare ai lavoratori quali siano le buone pratiche a proposito di questo aspetto sembrano non valere un investimento di nemmeno due ore. Un dato che fa certamente riflettere…

Eppure, dallo stesso sondaggio si evince come proprio coloro che hanno ricevuto più formazione manifestino atteggiamenti più positivi nei confronti della collaborazione sul posto di lavoro e siano interessati a trascorrere più tempo collaborando. In altre parole, coloro che dedicano più tempo a imparare a costruire relazioni collaborative sono più favorevoli a mettere in campo quelle abilità al servizio dell’organizzazione.

E stante l’importanza ormai riconosciuta dell’atteggiamento positivo sul luogo di lavoro e del benessere rispetto alla produttività e all’efficienza, perché dunque le organizzazioni sembrano sottovalutare l’investimento nell’adeguata formazione e nel consolidare buone pratiche relativamente alla collaborazione? Sembra in effetti che ci sia ancora parecchio spazio per andare a migliorare le capacità di collaborazione interna del personale, e che alcuni suggerimenti possano risultare utili, in particolare per i professionisti HR.

Allenare la capacità di collaborare

Il primo passo è quello di avere ben chiara l’importanza di questo aspetto, sia per ciò che riguarda il benessere dei singoli lavoratori che per il bene dell’azienda, e saperla comunicare a tutta la squadra. Come abbiamo più volte sottolineato, proprio una comunicazione chiara e efficace aiuta il personale a capire quali siano le priorità dell’organizzazione, per cui è fondamentale che se si ritiene la collaborazione un valore, la sua importanza sia adeguatamente fatta comprendere a ogni elemento del team di lavoro.

Il secondo passo è valutare pregi e difetti della collaborazione interna non tanto e non solo in base alla sensazione del professionista HR, quanto in base a dati il più possibile certi. Condurre un sondaggio, anche in forma anonima qualora fosse necessario, per valutare direttamente la cultura collaborativa e la qualità delle relazioni del personale è ad esempio un ottimo modo per comprendere quali criticità vadano affrontate e verso quali atteggiamenti dirigere la propria attenzione.

Altro suggerimento è quello di offrire opportunità di sviluppo di questa competenza, sia a livello di gruppo che singolarmente. Sessioni di coaching, corsi e workshop possono tutti fare al caso, a seconda del livello di collaboratività misurato e che si abbia in mente di raggiungere. A tale proposito, è utile stabilire e chiarire le buone pratiche di collaborazione, rendendo manifesto quanto ciò sia importante a livello di cultura aziendale. Va dunque riconosciuto anche pubblicamente il valore dello sforzo collaborativo dei dipendenti, così come si può andare a stimolare, nei colloqui uno con uno, qualche elemento che fatichi nelle dinamiche interpersonali.

Trattandosi di relazioni interne al gruppo di lavoro e di dinamiche complesse, gli equilibri vanno monitorati con una certa costanza per ottenere i risultati migliori. Ma se si vuole sfruttare il vantaggio di poter disporre di una squadra capace di collaborare nella migliore maniera – vantaggio che abbiamo capito non essere limitato soltanto all’estetica dell’ambiente di lavoro – aiutare il personale a sviluppare tale competenza va considerato dai leader aziendali come un elemento fortemente strategico.

Image by rawpixel.com

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