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Welfare aziendale, la transizione verso il post-Covid

08 Aprile 2021
Welfare aziendale, la transizione verso il post-Covid

La recente presentazione del 4° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale rappresenta un’ottima occasione per prendere visione della fotografia ad alto contrasto dell’anno appena trascorso e insieme per proiettarsi (presto, auspicabilmente) verso l’epoca del post-Covid. Le tinte dell’immagine raccontata dal Rapporto sono profondamente differenti a seconda del punto di vista considerato, e vista la particolarità del 2020 non avrebbe probabilmente potuto essere diversamente.

Il prossimo futuro spaventa i dipendenti, con 9,4 milioni di lavoratori del settore privato che si dichiarano preoccupati per la propria occupazione, mentre viene visto con una buona dose di positività dal lato imprenditoriale, con l’87% delle aziende che guarda con ottimismo alla ripresa dopo l’emergenza.

Per ciò che riguarda invece l’apprezzamento espresso per il welfare aziendale, le voci quasi si sovrappongono, nel segno di un elemento ritenuto strategico e valutato positivamente da entrambe le parti. Per quasi otto lavoratori su dieci, con uno scarto che va dal 61% degli operai fino all’83,1% dei dirigenti e direttivi, la soluzione indicata è quella di conservare, potenziare o introdurre i servizi, le tutele e le opportunità del welfare aziendale. Welfare che ha retto bene alla prova di stress dell’anno passato, sul piano istituzionale con il raddoppio del limite per l’esenzione fiscale su beni e servizi, sul fronte aziendale con la conferma del suo ruolo strategico e insieme il miglioramento a tutti i livelli della sua conoscenza e reputazione. Ma quali sono gli ambiti in cui il welfare può dare un contributo importante?

Welfare aziendale

Tre aspetti fondamentali del welfare aziendale

  1. La generazione di valore economico

Nel Rapporto si legge: “Si stima in 53 miliardi di euro il valore economico del welfare aziendale se fosse esteso a tutte le imprese del settore privato. Infatti, ipotizzando di estendere risparmi fiscali e incrementi di produttività attesi rilevati dalle aziende best in class a tutte le imprese private, il beneficio complessivo per le aziende sarebbe pari a 34 miliardi di euro. 19 miliardi di euro sarebbe invece il valore monetario dei servizi e delle prestazioni di welfare aziendale erogate ai lavoratori”. Si tratta di un elemento strategico che merita evidentemente la giusta considerazione.

  1. La coesione delle comunità aziendali

Il senso di appartenenza, la motivazione e il coinvolgimento dei lavoratori in questa fase storica sono duramente messi alla prova dalle nuove modalità di svolgimento del lavoro e dalle nuove insicurezze generate dalla pandemia. Percepire chiaramente il valore del fare parte di una comunità aziendale, pur in condizioni eterogenee di lavoro, appare fondamentale per superare quelle legittime paure e incertezze legate alle richieste di nuove competenze e di flessibilità dettate dal momento.

  1. La reputazione dell’azienda

Si tratta di un elemento che ha insieme un valore interno e di ritorno di immagine dall’esterno, ed è in entrambi i casi molto importante per l’azienda. Se è vero, come si legge nel Rapporto, che “nei mesi della pandemia, il 62,4% dei lavoratori ha apprezzato le iniziative delle aziende italiane per promuovere il benessere delle comunità di riferimento”, con ricadute positive dirette in termini di produttività e benessere aziendale, è altrettanto vero che la reputazione aziendale ha assunto un ruolo determinante nelle dinamiche della competizione sul mercato. E proprio una crescente attenzione alla reputazione aziendale finisce per premiare i comportamenti più virtuosi. Un aspetto questo che, in un mondo sempre più interconnesso tramite i canali social, può fare la differenza per l’azienda.

La chiave per far sì che gli interventi di welfare risultino veramente efficaci è nella “personalizzazione dell’offerta dei servizi, ad integrazione reale di quel che i lavoratori trovano nel welfare sul territorio”. Un tema che è già stato oggetto di riflessioni e sperimentazioni, ed è destinato ad assumere sempre maggiore importanza in una stagione “che renderebbe trasparente al lavoratore il valore dell’appartenenza ad una comunità aziendale”.

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