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Priorità e prospettive delle PMI italiane

04 Ottobre 2023
Priorità e prospettive delle PMI italiane

Il tessuto imprenditoriale italiano è costituito nella sua quasi totalità da micro, piccole e medie imprese. Se si considera che solo lo 0,1% dell’intero quadro economico e produttivo italiano è composto da grandi imprese, si comprendono bene anche il loro peso e la loro importanza. Le Piccole e Medie Imprese (PMI) – ossia quelle realtà che contano tra i 10 ed i 249 addetti, circa 211 mila in Italia – rappresentano poi la vera spina dorsale del paese, responsabili, da sole, del 41% dell’intero fatturato generato, del 33% dell’insieme degli occupati del settore privato e del 38% del valore aggiunto del Paese (dati Osservatori Digital Innovation – Politecnico di Milano).

Appare evidente come l’analisi delle priorità e prospettive dei leader alla guida di queste aziende sia indispensabile per individuare e comprendere i trend e le opportunità da cogliere sia nel breve che nel medio-lungo termine. Utile anche a quelle imprese a conduzione familiare, o comunque sotto i 10 dipendenti – che rappresentano il 95% del totale delle imprese italiane – per impostare percorsi di crescita, cogliere le opportunità del mercato e sapersi rendere attrattive.

L’Osservatorio Deloitte Private sulle prospettive delle PMI in Italia ha intervistato proprio a tale proposito 300 leader di PMI italiane, con il fine di esplorare alcune delle sfide cruciali che il tessuto produttivo italiano dovrà affrontare per continuare a crescere e le azioni con cui le nostre imprese potranno mantenere attrattività e competitività, in un contesto incerto e influenzato anche dalle dinamiche internazionali.

Ne esce fuori innanzitutto un clima di fiducia generale e un certo livello di ottimismo sul futuro dell’economia nazionale, con circa due terzi del campione che confida in prospettive di crescita più incoraggianti. Al netto dei rischi, operare in maniera proattiva, anticipare e rispondere alle opportunità di crescita che si presentano, sembra essere il pensiero comune. Concentrando ad esempio gli investimenti sul sostegno alle risorse umane (welfare, formazione) e incidendo sulla struttura organizzativa, senza assumere un atteggiamento difensivo e limitato a mantenere lo status quo.

Per ciò che riguarda l’aspetto strategico, emergono con forza due elementi cruciali:

  • l’attenzione sempre in crescita verso i temi legati alla sostenibilità;
  • il fare squadra, tessere relazioni e alleanze strategiche per valorizzare le pratiche virtuose e garantire standard qualitativi.

Responsabilità e Sostenibilità come valori

Senza alcun dubbio questione climatica, sostenibilità e responsabilizzazione delle imprese nei processi produttivi sono alcuni dei temi caldi di questo periodo storico. Gli interventi nel segno delle modifiche ai cicli produttivi e dell’utilizzo di tecnologie che abbiano meno impatto sull’ambiente sono all’ordine del giorno per già il 69% degli intervistati, anche per i riflessi a livello reputazionale che ciò comporta nei confronti della clientela e dei propri dipendenti, sempre più attenti a questi aspetti.

prospettive pmi italia sostenibilità

8 aziende su 10 ritengono infatti la sostenibilità una priorità assoluta per la propria strategia. Il 79% delle aziende intervistate si dichiara convinta che impegnarsi attivamente e dimostrarsi virtuosi dal punto di vista della sostenibilità consenta di preservare maggiormente il proprio valore nel tempo, grazie ad una più elevata resistenza e capacità di adattarsi ai cambiamenti ambientali, sociali ed economici.

Oltre all’aspetto reputazionale, vanno considerati come punti a favore per le aziende la riduzione dei costi connesso all’adozione di pratiche più efficienti e di riduzione degli sprechi, la maggiore capacità di gestione dei rischi e la maggiore possibilità di risultare innovative.

Fare relazione come patrimonio delle imprese sostenibili

Il 72% delle imprese concorda poi sul fatto che “fare squadra” all’interno di un ecosistema renda più semplice ed efficiente attuare strategie e programmi di sostenibilità anche per la propria organizzazione. Come spesso abbiamo sottolineato, la collaborazione con altre imprese e con le istituzioni rende sul fronte dell’efficacia, grazie all’apporto di diverse competenze ed esperienze, così come aiuta a ridurre i costi.

Rafforzare i legami con le altre realtà produttive, con i soggetti finanziari, le istituzioni pubbliche e le università e i centri di ricerca, consente di innescare un “circolo virtuoso” utile a mettere in comune risorse e competenze, a condividere pratiche ed esempi di eccellenza. In ottica strategica, appare ovvio come ciò non debba essere limitato alla singola esperienza o alla singola opportunità di business, ma piuttosto avvenire in maniera quanto più sistematica e strutturale possibile. Ragionare in termini di “logica di rete” consente di rafforzare a livello organizzativo e finanziario i soggetti partecipanti, indipendentemente dalla loro singola dimensione.  

Essere parte di una filiera che agisca secondo determinati e riconosciuti standard contribuisce a migliorare le competenze imprenditoriali, aumentare la competitività sul mercato e favorire il rafforzamento finanziario. Oltre a generare un valore in termini di reputazione e responsabilità, che va oltre la mera redditività.


Crediti immagini:
Immagine di rawpixel.com su Freepik
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