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Employee Experience: quando l’ascolto è fondamentale

21 Giugno 2023
Employee Experience: quando l’ascolto è fondamentale

Quanto è importante per l’azienda analizzare e comprendere la percezione che i dipendenti hanno della cultura aziendale, delle modalità di svolgimento del lavoro e del rapporto con la dirigenza nel corso dell’esperienza lavorativa, quella che viene ben sintetizzata nella lingua inglese con il termine “Employee Experience”?

Se – come si invoca da più parti – l’obiettivo è quello di tendere al miglioramento continuo, ecco che avere piena consapevolezza di ciò che sta accadendo può mettere i decisori nella condizione di indicare la strada da seguire con maggiore precisione. Evitando di focalizzare l’attenzione su questioni marginali e concentrandosi sui reali problemi da risolvere, per il bene delle performance e della produttività.

Parlando in termini generali, alcune tendenze in atto a livello internazionale appaiono abbastanza ben delineate, e strumenti come il report annuale “State of the Global Workplace” di Gallup possono aiutare certamente anche l’imprenditore locale a farsi un’idea di quali aspetti tenere maggiormente in considerazione, quali rischi si corrano e quali soluzioni possano essere messe in campo per andare incontro alle esigenze della forza lavoro.

Perché se è vero che il basso coinvolgimento del personale ha un enorme costo a livello globale (parliamo secondo le stime riportate nello studio di qualcosa come il 9% del prodotto interno lordo mondiale), le sue ripercussioni sono ingenti anche per la singola azienda. Andiamo dunque a sintetizzare quanto emerge da questo importante studio, partendo dalle buone notizie.

  • A livello globale, il coinvolgimento del personale è ai suoi massimi

Dopo la fase calante del periodo pandemico il tasso di coinvolgimento si attesta al 23%, il livello più alto da quando nel 2009 Gallup iniziò a fare questo tipo di misurazioni. Le differenze da paese a paese restano comunque importanti, con l’Asia meridionale che fa segnare i livelli più alti rispetto al resto del mondo, con un 33% di impiegati soddisfatti e coinvolti.

In Italia si dichiara coinvolto il 5% del personale. Un dato che pone il paese in fondo alla classifica europea e che dovrebbe fare molto riflettere… Lo farà?

Employee Experience
  • Il rimanente 77%? Nella migliore delle ipotesi fatica a trovare un significato nel lavoro

Si tratta del classico rovescio della medaglia. Ben il 59% del personale mondiale si limita al minimo indispensabile per non essere licenziato, senza avere particolari connessioni con la cultura aziendale. Addirittura, il 18% mette in atto azioni che danneggiano direttamente l’organizzazione, minando i suoi obiettivi e andando in aperto contrasto con i suoi leader. Eppure, un manager che fosse di incoraggiamento o di ispirazione potrebbe trasformare una buona percentuale di essi in membri produttivi del team.

  • Lo stress rimane a livelli altissimi

Il 44% dei dipendenti afferma di trovarsi in una condizione di stress. Sebbene leader aziendali e manager non possano andare a modificare quelle che sono le fonti esterne dello stress delle persone che lavorano in azienda, essi possono invece fare la differenza per ciò che riguarda il posto di lavoro. L’analisi Gallup rileva che, quando i dipendenti si sentono coinvolti al lavoro, segnalano uno stress significativamente inferiore nelle loro vite.

  • Per molti lavoratori è un buon momento per cercare una nuova occupazione

Il 53% dei dipendenti nel 2022 ha affermato che è un buon momento per trovare un lavoro nell’area dove vive. Un dato in forte aumento rispetto all’anno precedente (45%) e che si avvicina al record del 2019 (55%). Ciò significa che i lavoratori profondamente infelici hanno maggiore possibilità di lasciare posti di lavoro scadenti e di trovare un lavoro più consono.

Manco a dirlo, siamo sul fondo della classifica a livello italiano con il 20% dei lavoratori che pensa sia un buon momento per cambiare lavoro.

  • La metà dei lavoratori sta pensando di cambiare lavoro

Il 51% dei lavoratori attualmente occupati ha affermato di essere interessato o di cercare attivamente un nuovo lavoro. Una percentuale che scende al 43% quando si tratta di lavoratori che si sentono coinvolti nel loro lavoro, e che schizza invece al 61% quando ciò non accade.

  • Il coinvolgimento ha un’influenza 3,8 volte maggiore sullo stress dei dipendenti rispetto al luogo di lavoro

Al di là delle più o meno interessanti polemiche su smart working e presenza fisica al lavoro, conta di più nel ridurre lo stress ciò che le persone sperimentano nel loro lavoro quotidiano – ovvero i loro sentimenti di coinvolgimento ed entusiasmo – rispetto al luogo di svolgimento dei loro compiti. Con buona pace dei sostenitori dell’ufficio a tutti i costi…

  • I dipendenti sanno cosa cambierebbero del loro posto di lavoro

Interrogati su cosa vorrebbero modificare rispetto al proprio lavoro, i lavoratori hanno le idee piuttosto chiare. Per il 41% i problemi principali risiedono nel coinvolgimento e nella cultura aziendale, tra desideri di autonomia e difficoltà da superare nel rapporto con i dirigenti, per il 28% le questioni centrali sono il salario da adeguare e i benefit aziendali, spesso messi in correlazione al merito e agli obiettivi da raggiungere, e per il 16% il problema riguarda il benessere, ovvero la possibilità di bilanciare in maniera più soddisfacente la vita privata con quella lavorativa.

Che sia il caso innanzitutto di ascoltare loro per il bene dell’azienda?

Immagine di LipikStockMedia su Freepik
Immagine di creativeart su Freepik

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