In fuga dalla positività tossica per il benessere aziendale
Quei pochi lenzuoli ormai lisi e un po’ strappati, rimasti tenacemente attaccati dopo tutti questi mesi a qualche cancello o terrazzo con il disegno dell’arcobaleno e la scritta “Andrà tutto bene” ne conservano il ricordo. Sentirsi ripetere quella frase a ogni videochiamata, in ogni telegiornale, o sentirla invocare durante gli applausi dai balconi, non è stato forse il tentativo più lampante di concentrarsi solo sugli aspetti positivi dell’auspicato ritorno alla normalità, tentando di nascondere in un angolo le emozioni negative suscitate dalla complessità del periodo pandemico? E quante volte qualcosa di simile succede nelle dinamiche di un ufficio o di un’azienda? Qual è il confine tra quello che si potrebbe definire un sano ottimismo e la positività tossica, ovvero lo sforzo di vedere solamente, e ossessivamente, il lato buono delle cose?
Se sempre più spesso, dal punto di vista comunicativo così come strategico e organizzativo, il lato umano e personale dei collaboratori aziendali viene tenuto in considerazione, in ossequio a quella People Strategy che sposta l’attenzione sul secondo termine della locuzione “Risorse Umane”, ecco che anche un aspetto come questo può assumere una valenza determinante. L’eccessiva concentrazione sulle emozioni positive e sugli aspetti positivi delle cose, ignorando ciò che non funziona così come dovrebbe, può rivelarsi un atteggiamento che produce risultati negativi anche nell’ambiente lavorativo. Cosa può esserci infatti di meno “umano” del fatto di provare sensazioni positive in ogni momento della giornata? Perfino la persona più ottimista, nel senso più sano del termine, sa che non tutto può (o deve) sempre andare per il verso giusto, poiché ciò contrasterebbe con la complessità stessa dell’essere umano.

Il rinnovato ruolo della Gestione delle Risorse Umane non può certamente rifuggire la ricerca dell’autenticità, per andare oltre l’obsoleto concetto dell’imposizione gerarchica e favorire senso di collaborazione e appartenenza, motivazione e benessere delle persone coinvolte nell’organizzazione aziendale, a tutti i livelli. Proprio per questo motivo è bene adoperarsi per tracciare un confine netto tra quello che può definirsi un atteggiamento ottimistico, contagioso dal punto di vista positivo del termine e sempre da incoraggiare, e la costrizione a tenere in un angolo nascosto le sensazioni e emozioni che contrastino con un’assoluta positività.
Ecco dunque 3 consigli per fuggire dalla positività tossica, per il bene di se stessi e conseguentemente dell’azienda:
- Sii autentico. Dai a te stesso e agli altri il permesso di provare tutte le emozioni, comprese quelle che vengono considerate “negative”, in modo da poterle elaborare e superarle nel tempo. Se non si agisce con autenticità, di riflesso ciò avrà influenza sulla capacità di creare legami reali. La risposta a “buongiorno, oggi come va?” non deve necessariamente essere “benissimo!”, ma può assumere anche tutta una serie di altre possibili sfumature…
- Abbraccia la complessità. Tutti hanno avuto diverse esperienze di vita che li hanno modellati e tutti affrontano le cose in modo diverso. Non ci sono risposte giuste preconfezionate e risposte sbagliate, ma solo risposte personali. Tra i collaboratori ci saranno persone naturalmente inclini ad essere più felici di altre e persone con esperienze alle spalle che le hanno condizionate a soffermarsi sugli eventi negativi più che sugli eventi gioiosi.
- Impara a ascoltare. Piuttosto che tentare di rispondere all’espressione di un’emozione negativa con una tipica espressione di positività tossica: “le cose potrebbero andare peggio”, imparare a ascoltare e mettersi nei panni dell’interlocutore può fare la differenza. Evitare il giudizio e mostrare rispetto verso le emozioni altrui ha un effetto certamente migliore rispetto a ogni tentativo di scuotere l’interlocutore o di troncare una sua possibile espressione di disagio.
Ci si sta assuefacendo a un mondo che enfatizza la positività come sinonimo di salute mentale, a discapito della complessità. La ricerca di un sano equilibrio, e l’accettazione di emozioni e sensazioni diverse, persino contrastanti, possono essere una strada meno facile da percorrere, ma che può portare a migliorare significativamente anche la comunicazione e l’organizzazione in ufficio e in azienda.
