4 trend del mondo del lavoro da monitorare
Sapersi mantenere costantemente aggiornati ed essere il più possibile preparati ad affrontare i cambiamenti che si prospettano all’orizzonte sono due delle caratteristiche che non possono mancare al professionista HR moderno. Saper allargare lo sguardo oltre il micromondo dell’esperienza singola, o delle proprie aziende di riferimento, e imparare ad osservare i trend a livello globale, aiuta a farsi di un’idea di cosa aspettarsi di qui a qualche anno, cosa tenere sott’occhio e cosa evitare di sottovalutare. Uno strumento decisamente utile allo scopo è il Report del World Economic Forum denominato “The Future of Jobs”, giunto alla sua quarta edizione.
Riunendo e sistematizzando le prospettive di 803 aziende – che complessivamente impiegano più di 11,3 milioni di lavoratori – in 27 cluster industriali e 45 economie di tutte le regioni del mondo, l’indagine copre questioni relative ai macro-trend e alle tendenze tecnologiche, al loro impatto sull’occupazione e sulle competenze, e alle strategie di trasformazione della forza lavoro che le aziende intendono utilizzare, nel periodo 2023 – 2027.
Quali dunque i filoni da tenere bene a mente per il mondo del lavoro nei prossimi cinque anni?
L’adozione della tecnologia rimarrà un fattore chiave della trasformazione aziendale nei prossimi cinque anni
Oltre l’85% delle organizzazioni intervistate identifica le nuove tecnologie e l’ampliamento dell’accesso digitale come le tendenze che con maggiore probabilità guideranno la trasformazione della propria organizzazione. Nonostante una situazione economica fragile a livello globale, più della metà delle aziende crede che ciò stimolerà una crescita occupazionale, e tre aziende su quattro si dichiarano convinte che nei prossimi cinque anni useranno correntemente Big Data, Cloud Computing e Intelligenza Artificiale.
Piattaforme e applicazioni per la digitalizzazione del commercio, già realtà per molte aziende, saranno comunemente adottate dal 75% delle aziende a livello globale. L’81% delle aziende intende poi adottare entro il 2027 workforce technologies (tese all’organizzazione della forza lavoro) e strumenti digitali al servizio dell’apprendimento e della formazione.
I datori di lavoro prevedono un cambiamento strutturale del mercato del lavoro pari al 23% dei posti di lavoro nei prossimi cinque anni
Dei 673 milioni di posti di lavoro indicati nei dati di questo rapporto, gli intervistati si aspettano una crescita strutturale di 69 milioni di posti di lavoro e un calo di 83 milioni di posti di lavoro. Ciò corrisponde a una diminuzione netta di 14 milioni di posti di lavoro, pari al 2% dell’occupazione attuale. Mentre fino a qualche tempo fa si pensava che ciò sarebbe accaduto a causa della sostituzione del lavoro fisico e manuale da parte delle macchine, oggi è l’Intelligenza Artificiale che viene considerata il principale elemento capace di sparigliare le carte e costringere a rivalutare, rivedere e aggiornare una gran parte delle occupazioni odierne (circa una su quattro).

La maggior parte delle nuove occupazioni sono infatti guidate da tecnologia e digitalizzazione, insieme alla sostenibilità, così come i ruoli in più rapido declino rispetto ad oggi sono minacciati proprio da tecnologia e digitalizzazione. La tipologia di ruoli in rapido declino sono quelli impiegatizi o di segreteria, con i cassieri di banca, gli impiegati dei servizi postali, gli addetti alle biglietterie e gli addetti all’inserimento dati tra quelli che dovrebbero diminuire più rapidamente. Previsioni all’inverso nel segno della crescita invece per quello che riguarda i settori dell’istruzione, dell’agricoltura e del commercio digitale.
Il pensiero analitico e la creatività rimangono le competenze più importanti per i lavoratori, il cambiamento richiederà investimenti in formazione
Nei prossimi cinque anni si stima che a livello di competenze ben il 44% di esse subirà forti modifiche o perderà di importanza, tanto che sei dipendenti su dieci dovranno necessariamente avere accesso a una formazione specifica. La massima priorità per la formazione professionale nel periodo 2023 – 2027 sarà il pensiero analitico, che dovrebbe rappresentare in media il 10% delle iniziative di formazione. La seconda priorità per lo sviluppo della forza lavoro è promuovere il pensiero creativo, che sarà oggetto dell’8% delle iniziative di miglioramento delle competenze.
Le aziende intervistate esprimono fiducia nello sviluppo della forza lavoro esistente, ma tuttavia si dimostrano meno ottimiste riguardo alle prospettive di disponibilità dei talenti nei prossimi cinque anni. A dimostrazione di ciò, le organizzazioni identificano le lacune di competenze e l’incapacità di attrarre talenti come due dei principali ostacoli nel prossimo futuro.
Investire in apprendimento e formazione, nonché automatizzare i processi, saranno le strategie più comuni per raggiungere gli obiettivi aziendali
Quattro organizzazioni su cinque prevedono di attuare queste strategie nei prossimi cinque anni, e al fine di colmare le lacune di competenze, gli intervistati si aspettano di rifiutare soluzioni di formazione esterna a favore di iniziative guidate dall’azienda. La maggior parte delle aziende darà priorità alle donne (79%), ai giovani sotto i 25 anni (68%) e alle persone con disabilità (51%) nell’ambito dei propri programmi DE&I. Il 45% delle imprese, infine, considera i finanziamenti per la formazione professionale come l’intervento più efficace a disposizione dei governi nell’obiettivo di allineare talento e occupazione.
Il mondo del lavoro cambia a velocità sempre maggiore, nei prossimi cinque anni le parole d’ordine da tenere a mente sono tecnologia, competenze, talento e formazione.
Con la prima destinata a dettare i tempi delle varie trasformazioni.
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