Suggerimenti chiave per la funzione HR
Superate in qualche maniera le turbolenze strategico-organizzative che l’hanno fatta da padrone nel corso degli ultimi due anni, appare davvero il momento di proiettare lo sguardo al prossimo futuro e interrogarsi riguardo ai trend più significativi che stanno emergendo nell’ambito della Gestione delle Risorse Umane.
Un ottimo strumento è rappresentato dall’annuale pubblicazione del World of Work Trends Report da parte del Top Employers Institute, una ricerca che per l’edizione 2022 ha tastato il terreno nelle 1.857 realtà certificate Top Employers in tutto il mondo a caccia di soluzioni per la priorità numero uno da affrontare: il cambiamento organizzativo e culturale in atto. Dall’analisi emergono alcuni suggerimenti chiave per la funzione HR, tutti accomunati dalla nuova centralità del ruolo del collaboratore all’interno dell’organizzazione. Vediamoli in dettaglio.
Garantire un nuovo livello di coinvolgimento del collaboratore
Secondo la ricerca, gli HR Manager dovranno passare dalla fase del “semplice” impegno dei collaboratori a quella del coinvolgimento degli stessi a tutto tondo: nella progettazione del modo in cui lavorano, delle modalità utili ad affrontare determinate fasi strategiche e persino nel processo decisionale. Arrivando a toccare aree precedentemente riservate ai soli leader. Superare insomma gli stretti confini della descrizione della propria mansione e avere un’influenza attiva nel processo decisionale sembra fare la differenza per l’organizzazione che voglia prosperare in un sistema altamente volative e competitivo.
Tutto ciò si traduce in un cambio di prospettiva significativo in molti ambiti del lavoro: dal supporto all’organizzazione nella battaglia per accaparrarsi i migliori talenti fino alla progettazione di iniziative di benessere (sempre più al centro dell’attenzione, particolarmente dopo la fase pandemica) e welfare, passando per gli aspetti che riguardano l’etica e la promozione di inclusione e sostenibilità nelle azioni quotidiane. Come ovvio, spetta alla funzione HR saper guidare il cambiamento, curando la comunicazione per ciò che riguarda le scelte organizzative di un certo impatto, prestando attenzione alle reazioni e alle aspettative, sapendo alternare i messaggi rivolti all’intera platea a quelli verso i singoli individui.
Ad oggi, secondo i dati della ricerca, ben l’83% delle realtà Top Employers coinvolge i propri dipendenti nella progettazione delle fasi organizzative e del lavoro. In aumento dal 77% di un anno prima. Così come l’87% li coinvolge nella fase di attrazione di nuovi candidati, con un aumento del 13% sul sondaggio del 2020.

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Passare dall’uso emergenziale del digitale a quello consapevole
L’adozione a breve termine di nuovi sistemi e tecnologie digitali come necessaria risposta alla pandemia sembra ormai essere giunta al termine. Quello che cambierà, di qui in poi, è il passaggio da un approccio emergenziale, fatto di soluzioni digitali anche improvvisate e utili a mettere una toppa in situazioni di difficoltà organizzativa, ad un approccio strutturale, con la tecnologia che si fa parte integrante delle modalità lavorative e delle interazioni tra team di lavoro.
L’attenzione verso lo sviluppo dei sistemi di Digital HR è ai massimi livelli di sempre, e richiederà certamente sforzi continui per adattare i programmi alle esigenze delle singole organizzazioni. Secondo i dati della ricerca, ad oggi già 8 organizzazioni su 10 hanno messo in piano processi di revisione a cadenza regolare, così da poter valutare cosa stia funzionando e cosa invece possa essere migliorato o sostituito. Nell’ottica di fornire la migliore esperienza digitale alla propria forza lavoro e beneficiarne dal punto di vista organizzativo.
Anche sul fronte del recruiting, il digitale si conferma strumento di grande utilità e dalle prospettive interessanti. L’88% delle aziende intervistate si affida già in maniera considerevole ai processi virtuali per ciò che riguarda le assunzioni, tanto che non è difficile prevedere, nei prossimi anni, che il mondo virtuale possa completare l’esperienza “faccia a faccia”, e – come per il discorso riguardante il Metaverso – possa diventare un’estensione del mondo come lo conosciamo ora.
Ripensare l’ambiente di lavoro tra flessibilità e responsabilità
Anche in questo caso si tratta di mettere a sistema quanto di buono è emerso durante la fase emergenziale. Sfruttare il potenziale del lavoro da remoto, bilanciandolo con le differenti esigenze delle singole organizzazioni e limitando i rischi connessi, è la vera sfida del momento. Le stesse aziende intervistate hanno adottato pratiche differenti tra loro, a dimostrazione di come il dibattito sia ancora fluido. Che sia da remoto o in presenza, l’obiettivo deve essere quello della creazione e gestione di un ambiente di lavoro che incentivi costantemente coinvolgimento, collaborazione e innovazione.
Da non sottovalutare, ovviamente, tutte le questioni collegate ai rischi connessi all’aumento dei lavoratori da remoto: su tutti quello della diffusione non controllata di dati e documenti aziendali. Come spesso abbiamo avuto modo di ricordare, è essenziale prevedere per i collaboratori un’adeguata e continua comunicazione, oltre alla necessaria istruzione e formazione, per evitare brutte sorprese.
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